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LA GUERRA SPORCA SIRIANA


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Bashar al Assad

L’attacco avvenuto nella notte tra il 13 e 14 aprile 2018 da parte di Stati Uniti, Francia e Regno Unito contro tre strutture militari siriane ritenute collegate allo sviluppo ed impiego di armi chimiche è solo l’ultimo atto di una guerra che si trascina da quasi 7 anni. Il lancio di oltre 100 missili in rappresaglia per il supposto impiego, da parte dell’esercito governativo, di aggressivi al cloro nell’area di Douma qualche giorno prima, ha avuto il pregio di voler impedire che il conflitto siriano degeneri ulteriormente, ma aveva sicuramente anche altre finalità.

Il principale scopo dell’attacco era quello di far mostrare i muscoli a Donald Trump, molto critico delle titubanze di Barack Obama in Medio Oriente. In secondo luogo, l’azione mirava a far capire alla Russia che gli Stati Uniti non devono essere esclusi dai futuri assetti regionali. Una pretesa quest’ultima non suffragata da un potere dirimente americano dal momento che i giochi di potere in Medio Oriente sono quasi fatti. Russia, Turchia e Iran sono seduti al tavolo dei vincitori; l’ultimo summit trilaterale è servito a definire i dettagli di una spartizione de facto.

I circa duemila soldati USA che stazionano nell’area di Manbij non potranno avere un peso contrattuale nel futuro della Siria dal momento che anche i curdi dello YPG, asse portante delle Syrian Democratic Forces, sono stati abbandonati dagli americani a Afrin.

Un’arma micidiale

Utilizzare armamenti chimici è uno dei modi migliori per sbarazzarsi di un avversario. Ottieni ampi risultati sul campo, generi dure sofferenze e ottieni un forte impatto sul morale del nemico. L'arma chimica non fa differenza tra civili e combattenti e siccome colpisce indiscriminatamente è stata bandita come mezzo di lotta. La Convenzione sulle armi chimiche risale al 1993 e non bandisce solo l'uso ma anche lo sviluppo, produzione e ammassamento di tali armamenti prevedendo la distruzione di quanto posseduto.

L'accordo sottoscritto a Parigi è stato ratificato da molti paesi, ma non da tutti. In Medio Oriente l'Egitto non l'ha mai firmato, Israele sì ma poi non l'ha fatto ratificare dalla Knesset, la Siria nel dicembre 2013 ha inviato una lettera al Segretario Generale dell'Onu dichiarando la propria adesione alla Convenzione. Il regime di Bashar al Assad aveva deciso in tal senso quando si prospettava un intervento militare americano in rappresaglia per l’utilizzo di aggressivi chimici a Ghouta. Tuttavia, dal gennaio 2014, data in cui il regime siriano avrebbe dovuto provvedere alla consegna dell'armamento chimico, niente è avvenuto. La stessa Russia ha rimandato la distruzione del proprio armamento chimico al 2020 salvo poi dichiarare – ma non specificare – che ne avrebbe anticipato la distruzione.

Proprio per controllare l'applicazione della Convenzione, nel 1997 è stata creata un’agenzia, l'Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC), che pur non essendo parte dell’ONU collabora strettamente con essa. Oggi, previo mandato del Consiglio di Sicurezza, passano per l’OPAC le verifiche e le inchieste sull'impiego di armi chimiche in Siria o altrove. E non è casuale che la Russia abbia ultimamente messo ripetutamente il veto ad una estensione del mandato dell’OPAC in Siria proprio per impedire di mettere il regime siriano sul banco degli imputati, circostanza che negli ultimi 6 anni è avvenuta una decina di volte.

Le indagini che dovrebbero condurre gli ispettori dell’OPAC in un teatro di guerra sono peraltro oggettivamente difficili, informazioni e contro-informazioni sono una costante, le prove da acquisire molto poche. Inoltre, in un contesto di guerra civile dove non esiste un preciso contorno geografico delle opposte fazioni, diventa facile per chi impiega aggressivi chimici smentire le accuse o accusare la controparte. Perché purtroppo in Siria, gli aggressivi chimici li hanno utilizzati sia il regime siriano che i ribelli, che hanno attinto ai depositi dell'esercito siriano.

L'utilizzo di agenti chimici e batteriologici è una forma di lotta a basso costo. Non necessita di grandi strutture per la produzione, non necessita di una tecnologia avanzata, basta solo non avere scrupoli per impiegarli. Il più utilizzato è il SARIN, un agente nervino, allo stato liquido o gassoso, che produce una morte dolorosa nell'arco di pochi minuti. Altro aggressivo molto utilizzato è l'iprite che ha preminenti capacità vescicanti e asfissianti, un aggressivo già ampiamente noto durante la Prima Guerra Mondiale.


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Missili Tomahawk


Nel marasma siriano, sui circa 600.000 individui che sono morti dall'inizio della guerra civile nel 2011, una parte di essi, seppur minima (si stima complessivamente qualche migliaio) è deceduta per colpa degli aggressivi chimici. Basta ricordare quanto avvenuto a Goutha, sobborgo di Damasco, il 21 agosto 2013 quando sono morte oltre mille persone. Allora non fu sufficientemente chiarito se le armi chimiche fossero state impiegate dal regime o fossero state fatte esplodere dai ribelli in un loro deposito (ed in questo caso l’armamento sarebbe stato fornito ai ribelli dai sauditi).

In quel caso fu solo rimandato un intervento aereo americano per punire il regime di Bashar al Assad. Il 4 aprile 2017, dopo l'ennesima comparsa di aggressivi chimici nei combattimenti Khan Sheykun, sono stati lanciati poi 59 missili Tomahawk contro la base aerea da cui erano partiti i raid del regime. Attacco avvenuto, oggi come allora, preavvertendo i russi. Anche nel caso di Ghouta nel 2013, nonostante gli ispettori internazionali avessero attribuito le colpe al regime siriano, fonti giornalistiche indipendenti avrebbero appurato che gli aerei siriani avevano colpito un deposito dei ribelli dove erano stipati aggressivi chimici o probabilmente cloro per disinfettare i cadaveri e/o fertilizzanti.

La Siria di Bashar al Assad avrebbe avuto a sua disposizione circa 1.000 tonnellate di aggressivi chimici prima dell'inizio della guerra civile, agenti dispersi in vari depositi o basi aeree che sono state conquistate e/o liberate a più riprese. L'ISIS, ad esempio, ha avuto la capacità di produrre iprite in proprio. E sempre recentemente la polizia turca ha sequestrato del materiale radioattivo, il californio, che poteva essere usato sia per la costruzione di ordigni nucleari ma anche, più probabile, per la contaminazione di aree, persone o acque.

La Siria, a parte l'adesione formale alle Convenzioni internazionali, ha sempre mantenuto attiva, anche durante la guerra civile, una struttura di ricerca e produzione in ambito militare, la Syrian Scientific Research Center, che a settembre scorso è stata colpita da cacciabombardieri israeliani a Masyaf, vicino a Hama.

Attualmente opera una cosiddetta “Commissione di Inchiesta Indipendente sulla Repubblica Araba della Siria” che dovrebbe indagare sui misfatti compiuti in quel Paese. L’organismo è in funzione dal marzo 2011 su decisione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e sinora ha segnalato oltre una ventina di violazioni nel campo dei diritti umani. Le autorità siriane non hanno mai autorizzato la commissione a condurre investigazioni direttamente nel Paese. Questa è una circostanza che rende meno puntuale l’accertamento e la contestazione di eventuali violazioni. Così, impunemente, ognuno continua a fare come vuole.

La connessione nord coreana


Gli equipaggiamenti (valvole, termometri, contenitori resistenti agli acidi) e le materie prime con cui il regime siriano produce aggressivi chimici provengono dalla Corea del Nord. Almeno questo è quello che sostiene un team di esperti internazionali. I due Paesi collaborano nel campo chimico e missilistico da almeno 50 anni. Durante le due prime guerre contro Israele negli anni ‘60 e ‘70, erano piloti nordcoreani a pilotare i velivoli dell’aviazione siriana. La collaborazione si è estesa anche al settore nucleare; programma poi interrotto quando gli aerei israeliani hanno distrutto un reattore in costruzione a Deir Ezzor il 5 settembre 2007.

Attualmente sembra che alcuni tecnici nordcoreani siano impiegati presso le strutture militari che approntano e assemblano gli aggressivi chimici. Dal 2011 ad oggi vi sarebbero state almeno 40 spedizioni di armamento vario (compreso quello riferibile al settore chimico) dalla Corea del Nord alla Siria. E’ uno dei tanti business grazie al quale sopravvive finanziariamente il regime di Pyongyang. Il tutto avviene impunemente nonostante sia la Siria che la Nord Corea siano sotto embargo ONU.

Generalmente le spedizioni avvengono via mare con vari trucchi (trans-shipment lungo il tragitto, compagnie di copertura, finanziamenti occulti, triangolazioni). L’embargo viene violato con vari sotterfugi e grazie alla voluta distrazione di vari Paesi. E’ il caso della Cina quando le armi e gli equipaggiamenti partono dalla Corea del Nord. E’ il caso della Russia quando le armi e gli equipaggiamenti arrivano in Siria visto che i maggiori porti della Siria sono oggi sotto il controllo russo.


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Attacco al cloro a Ghouta


Un’agonia infinita


Recentemente a Ghouta, sobborgo orientale di Damasco, sarebbe stato nuovamente utilizzato il gas al cloro. Il regime non tollerava che vi fosse una sacca di resistenza intorno alla capitale. Ma non solo a Ghouta, le notizie di impiego di aggressivi chimici sono circolate anche per l’area di Idlib e Saraqib, sempre con barili al cloro lanciati dagli aerei. Lo stesso aveva fatto l’ISIS sul fronte opposto quand aveva impiegato l’iprite a Umm Hawsh nel settembre 2016. L’episodio di Douma dei giorni scorsi che ha scatenato la reazione americana è/era solo l’ultimo atto di una guerra crudele.

Sicuramente l’utilizzo di aggressivi chimici è stato più esteso di quello che si è venuto a sapere. Giocando sulla difficoltà di appurare le circostanze e su un gioco di disinformazione degli uni e degli altri, tutto rimane impunito. I russi non vedono, o non vogliono vedere, e sono conniventi. Gli americani si limitano a minacciare e, come nel caso di Douma, sono pronti a sferrare un attacco limitato e circoscritto con un impatto più simbolico che altro. Gli israeliani attaccano di tanto in tanto le strutture militari siriane, ma i loro attacchi sono mirati soprattutto a colpire le capacità militari di iraniani ed Hezbollah. Le sofferenze dei siriani sono l’ultima delle loro preoccupazioni.

Con oltre 13 milioni di persone che a diverso titolo hanno dovuto lasciare le proprie case, i 600.000 morti e una lista infinita di dispersi, la popolazione siriana vive la tragedia dell’uso di aggressivi chimici senza che nessuno voglia o possa aiutarli.

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